IL GENIO DI LEONARDO

Pubblicato il da fulgentissima

Giorno 28 marzo 2009 alle 17:30 nel castello Chiaramonte di Naro c'è stata l'inaugrazine della mostra (il genio di Leonardo da Vinci)

Il Sindaco on. Maria Grazia Brandara ed il Presidente della Fondazione ANTHROPOS hanno firmato a Roma un protocollo d’intesa per organizzare a Naro, dal 28 marzo prossimo venturo sino al 31 dicembre 2010, l’esposizione denominata “ Il genio di Leonardo da Vinci “ che comprende le macchine ed i modelli delle invenzioni dello scienziato italiano del XV secolo.
La mostra verrà inaugurata a NARO (Ag) presso il Castello Chiaramontano giorno 28 marzo 2009. Per l’occasione, la Fondazione ANTHROPOS amplierà il numero dei modelli di macchine Leonardesche a grandezza naturale ed esporrà al pubblico le copie dei Codici Leonardeschi fedelmente riprodotti. Durante l’esposizione sarà programmato anche uno splendido audiovisivo in DVD sulla vita di Leonardo.
La mostra si propone di documentare attraverso l’esposizione di modelli che interpretano i progetti originali, il genio di Leonardo da Vinci inventore e ingegnere.
Un’iniziativa assolutamente unica nel suo genere: per la prima volta non si tratta di una semplice mostra di modelli, ma di un evento spettacolare; le macchine esposte spaziano nei settori più diversi, dalle macchine volanti a quelle per la guerra, dai dispositivi meccanici all’ingegneria civile. L’esposizione presenta circa 70 modelli di macchine leonardesche riprodotte dai disegni di Leonardo da Vinci contenuti nei vari Codici (Atlantico, Hammer, Trivulziano, Arundel, Madrid, ecc.) e ricostruite da abilissimi artigiani sotto la supervisione di esperti ingegneri. Le macchine sono realizzate in legno, metallo e stoffa, in scala o a grandezza naturale.
L’alto valore culturale e didattico della Mostra sta nel fatto che. essendo le macchine leonardesche funzionanti, l’esposizione propone (cosa che la rende unica nel suo genere) un livello di interattività espressa su strumenti dal chiaro carattere museale che i visitatori possono però manovrare e vedere in funzione. Le tavole esplicative, realizzate in 6 lingue(italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e russo), con copia del disegno di Leonardo poste accanto ad ogni macchina, le copie dei Codici, i pannelli illustrativi e didascalici, le postazioni multimediali e la programmazione di uno splendido audiovisivo in DVD, compendiano l’alto valore divulgativo della manifestazione


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 LA VITA DI LEONARDO DA VINCI

Da un amore illegittimo, il 15 Aprile 1452, nasce Leonardo ad Anchiano, piccolo paese nel vicinanze di Vinci. Il padre, Ser Piero, faceva parte di una famiglia di notai, mentre della madre ci resta solo il nome: Caterina. Leonardo crebbe tra le mura di casa e la sua educazione venne certamente data dalle persone più vicine, la nonna e la matrigna.
Nelle campagne intorno a Vinci, Leonardo cominciò ad essere affascinato dalla natura, seguendo il volo degli uccelli, il funzionamento dei mulini. Ma ben presto la famiglia di Ser Piero, dopo la morte del padre, si trasferì a Firenze dove il giovane Leonardo cominciò la carriera notarile, ma con scarso successo; infatti in quel periodo Firenze era un cantiere a cielo aperto, ovunque venivano avviate opere architettoniche e artistiche, ed egli era incuriosito da ciò che succedeva nelle botteghe d'arte. Ser Piero decise così di introdurre il figlio in una delle botteghe più conosciute dell'epoca: quella del Verrocchio. Qui vi restò per otto anni. Per le sue spiccate doti pittoriche, già nel 1472 faceva parte della Compagnia dei Pittori. In quel periodo collaborò alle opere del maestro.

                                                                                       La Gioconda

È l’opera di Leonardo senz'altro più famosa, eppure la sua storia è immersa nel mistero.

Già i contemporanei si interrogavano sull’identità dell’effigiata, forse l’amante di Giuliano de’ Medici.

Considerando evidentemente il quadro una sorta di somma dei risultati raggiunti in pittura, Leonardo non si separa dall’opera e la porta con sé in Francia.
Non ha dubbi che l’effigiata sia Lisa o Lisabetta Gherardini, terza moglie di Francesco del Giocondo, e cita l'opera subito dopo il cartone dell’Annunziata, datazione francamente troppo precoce. Per Vasari è un quadro non finito, l’ennesimo, di Leonardo: "E quattro anni pensatovi, lo lasciò imperfetto; la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableo".
una copia della gioconda

Riguardo il celebre ed enigmatico sorriso, Vasari narra lo stratagemma utilizzato da Leonardo per alleviare alla modella la noia delle sedute. "Usovvi ancora questa arte: che essendo madonna Lisa bellissima, teneva, mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico che suol dar spesso la pittura a' ritratti che si fanno: ed in questo di Lionardo era un ghigno tanto piacevole, che era cosa più divina che umana a vederlo, ed era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti".

Tanta attenzione per i particolari più minuti comporta inevitabilmente tempi lunghissimi d’esecuzione.
Leonardo lo studia per quattro anni, prima ancora di iniziarne la stesura. La Gioconda, o Monna Lisa come preferisce chiamarla il mondo anglosassone, riassume tutta una vita di studi.

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